Dic 22 2017

CONTRADE. Storie di ZAD e NOTAV

collettivo «Mauvaise Troupe»

CONTRADE. Storie di ZAD e NOTAV

edizioni Tabor, Valsusa, 416 pagine, 12 euro

Dalla lotta contro l’aeroporto di Notre-Dame-des-Landes

al movimento contro l’Alta velocità in Valle di Susa,

vite e territori in subbuglio si raccontano.

«… vinceremo, qui e altrove. Vinceremo anche contro noi stessi. Contro ciò che talvolta fa di noi non molto di più che dei tristi amministratori dell’esistente. Vinceremo, disputando a pietrate pezzi di territorio alla polizia, gettando lampi di luce negli occhi appannati dalla vita. Producendo il nostro cibo e mettendo in ginocchio un governo. Costituendo forze collettive e condividendo un pezzo di mondo con altri esiliati. Moltiplicando le comuni libere, generando le nostre culture e le nostre storie. Gli spazi in cui queste dieci, mille vittorie possono incontrarsi sono rari. Il notav e la zad sono tra questi. E ne ispirano altri. È questa la loro portata rivoluzionaria».

contrade storie di ZAD e NOTAV


Set 2 2016

Settecento anni di rivolte occitane

cover.DeSède

Gérard De Sède, Settecento anni di rivolte occitane,

Tabor edizioni Valle di Susa, luglio 2016, 352 pagine, 12 euro, isbn 978-88 941842-0-4

L’Occitania è innanzitutto l’area di diffusione della lingua d’oc, parlata a sud della Loira, dalle Alpi ai Pirenei e dall’Atlantico al Mediterraneo. Ma è anche il luogo di una originale civiltà che al suo apogeo, nel XII e XIII secolo, fu aggredita e sconfitta in una guerra di conquista passata alla storia come la crociata contro i catari.

Da allora, per settecento anni, gli occitani non hanno mai smesso di ribellarsi e di difendere la loro libertà e identità contro il centralismo dello Stato francese. Le rivolte dei tuchini e dei croquants, le guerre dei camisards e delle demoiselles, le Comuni di Marsiglia e Narbonne, la sollevazione dei vignaioli del 1907, l’insurrezione del Larzac… sono solo alcuni degli episodi di questa lotta misconosciuta o deliberatamente cancellata che l’autore ripercorre in questo libro.

Una incursione appassionata nella storia dell’Occitania, la storia di una resistenza che non è affatto conclusa…

SOMMARIO

Introduzione

Prefazione, del Collettivo «Mauvaise troupe occitana»

1. Che cos’è questa Occitania?

2. Bernard Délicieux, la sfida all’Inquisizione

3. «Rei de Fransa, rei de figas, rei de merda». Dai tuchini ai croquants

4. L’Ormée: una Repubblica a Bordeaux sotto Luigi XIV

5. I camisards, guerriglieri e profeti

6. Lotta sociale e psicodramma: la strana guerra delle demoiselles (1829-1872)

7. 1851: la Provenza imbraccia le armi contro il colpo di Stato bonapartista

8. 1870: la Comune nasce in Occitania

9. 1907: i grappoli della collera

10. L’Occitania nel Novecento

Recensione di Sandro Moiso, apparsa su Carmilla Online.

Recensione di Alessandro Barile, apparsa su Il Manifesto.

Recensione di H. Agît Dora, apparsa su Le Monde Diplomatique.


Mar 17 2016

Difendere la Zad

È uscito un nuovo libretto per Tabor:

Collettivo «Mauvaise troupe», Difendere la Zad, 

Tabor, marzo 2016, pp. 40 (f.to 11×17 cm), euro 2.00

Sui terreni di Notre-Dame-des-Landes, tuttora minacciati dal progetto di un aeroporto, è sbocciato uno spazio di rigogliosa sperimentazione. Dopo la vittoriosa resistenza all’ondata di sgomberi dell’autunno 2012, la Zad è divenuta un grido di battaglia, ispiratore di molteplici altri focolai di non sottomissione. Ora che il governo di Parigi ha annunciato il ritorno in forze dei gendarmi sul terreno, questo libretto si fa eco di tale avventura politica e chiama, appassionatamente, alla difesa della Zad.

difendere la ZAD

difendere la ZAD

Il libretto è anche scaricabile GRATUITAMENTE da qui.


Ott 23 2015

Le Alpi, la crisi, la rivincita del locale

copertina_materiali_alpi«Le Alpi, la crisi, la rivincita del locale». Interventi e scritti di: Enrico Camanni, Adriano Cirulli, Marco Aime, Stefano Boni, redazione della rivista “Nunatak”, Daniele Pepino, settembre 2015, pp. 32 (f.to 14,5×21 cm.), euro 3.00.

L’attuale crisi della “civiltà occidentale” mostra tutta la fragilità e inadeguatezza del sistema tecno-burocratico di fronte ai disastri, alle ingiustizie, ai conflitti da esso stesso generati. Ovunque, sempre più pervasiva, si impone una artificializzazione dei territori, che da luoghi del rapporto organico uomo-natura sono ridotti ad asettici siti per la forsennata riproduzione di profitto e di lavoratori/consumatori sradicati e omologati.
Come ogni civiltà, anche la nostra è destinata all’estinzione (e sono ormai i suoi stessi funzionari ad annunciarne l’imminenza con angoscia), ma ciò che verrà dopo dipende dalle dinamiche in atto sui territori nel corso del suo declino. Cioè oggi.
Ci troviamo su un confine, in bilico tra le opportunità di rinascita offerte dalla disgregazione degli apparati di dominio e l’ulteriore rovina nel baratro della catastrofe ecologica e sociale; perciò è urgente un ripensamento radicale delle forme organizzative, decisionali, economiche e delle teorie che le esprimono.
Territorio, identità, autonomia, sovranità sono questioni aperte che, nella crisi degli Stati nazione e della globalizzazione capitalista, emergono in tutta la loro importanza e problematicità, con cui volenti o nolenti dobbiamo fare i conti.
Ne parleremo insieme, in un confronto aperto con studiosi che hanno affrontato tali questioni (con approcci e prospettive diverse), a partire dal territorio in cui siamo (le Alpi, con la loro storia e le loro specificità), verso una prospettiva più ampia di rivincita del locale, delle bioregioni e delle comunità umane coi loro bagagli di solidarietà, condivisione, resistenza, autonomia…

In questa pubblicazione sono trascritti alcuni degli interventi dei partecipanti alla tavola rotonda («Le Alpi, la crisi, la rivincita del locale», Bussoleno, 7 giugno 2014 – in «Una montagna di libri contro il Tav»), affiancati da estratti selezionati da alcuni saggi degli stessi autori. Non sono, dunque, gli atti completi del convegno, ma semplicemente una raccolta di materiali utili, a nostro avviso, a sviluppare un dibattito che si fa ogni giorno più urgente: quello sull’autogoverno comunitario dei territori in cui viviamo.


Ott 23 2015

Dallo Stato nazione al comunalismo

dallo stato nazione al comunalismoJaneth Biehl, Dallo Stato nazione al comunalismo. Murray Bookchin, Abdullah Öcalan e le dialettiche della democrazia, settembre 2015, pp. 20 (f.to 14,5×21 cm.), euro 2.00.

Questi «materiali» di Tabor rispondono all’esigenza di pubblicazioni più agili rispetto ai libri editi finora, con uscite più rapide e tirature più limitate (magari finalizzate ad accompagnare una specifica iniziativa o a contribuire a un dibattito).
Materiali per la discussione, quindi, stimoli alla ricerca, alla critica e, soprattutto, all’autocritica. Già, perché crediamo che per affinare le armi della critica sia oggi più che mai prioritario rivolgerle su noi stessi, sulle nostre inadeguatezze alle esigenze rivoluzionarie del presente. Anche perché ci sembra che questa disponibilità a mettersi in discussione non sia così diffusa, anzi. Troppo spesso, a fronte di un anti-dogmatismo di facciata, ogni “novità”, ogni rottura dei (propri) schemi, viene vissuta come una minaccia a quella corazza identitaria che erigiamo per proteggerci dal “mondo esterno” e dalla sua irriducibilità a schemi preconfezionati.

In quest’ottica, il testo qui pubblicato, al di là delle singole posizioni che si possono più o meno condividere, ci pare particolarmente adeguato. Quello che emerge, infatti, da questa esposizione del pensiero di Bookchin e di Öcalan, è un percorso, teorico e pratico, non fossilizzato in una ideologia immutabile, ma aperto al confronto continuo con i propri limiti e i propri sbagli, oltre che con le modificazioni della realtà circostante. Ed è questo metodo, a nostro avviso esemplare, che vogliamo proporre all’attenzione dei lettori e delle lettrici.
Sarà forse un caso, infatti, che proprio il movimento ispirato da Öcalan, che ha saputo apertamente rivolgere le armi della critica contro se stesso e i propri errori, sia oggi il solo movimento in grado di esprimere anche una critica in armi all’altezza delle trasformazioni rivoluzionarie in atto?


Gen 26 2015

Ristampa di “Escartoun”

Il libro “Escartoun” è stato ristampato con una nuova copertina, eccola qua.

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Dic 3 2014

Nell’occhio del ciclone

Nuova uscita per le edizioni Tabor:

Daniele Pepino, “Nell’occhio del ciclone. La resistenza curda tra guerra e rivoluzione”, Tabor, Valsusa, dicembre 2014, 32 pp., 2 euri.

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Mag 14 2014

Fondobosco

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Marco Bailone, Fondobosco, maggio 2014, 80 pagine a fumetti, euro 10,00.

È impossibile scrivere una introduzione per Fondobosco!
Riassumerne semplicemente la trama ne sminuirebbe la portata.
Sintetizzarlo, descriverlo, spiegarlo… è un’impresa disperata.
Sappiate solo che siete sulla soglia di una selva inestricabile di ispirazioni, rimandi, suggerimenti… Dovrete perlustrarne i meandri, aguzzare la vista, riconoscere le tracce.
Qui e là, varchi inaspettati riveleranno itinerari possibili, richiami immaginari, suggestioni nascoste… percorsi lasciati alla fantasia e all’intraprendenza del lettore.
Ma alcune delle fonti di ispirazione meritano d’essere fin d’ora svelate:
l’opera di Dino Buzzati, sia letteraria che pittorica (e in particolare il racconto Il segreto del bosco vecchio); il film «Principessa Mononoke», di Hayao Miyazaki; le esperienze sciamaniche raccolte da Mircea Eliade in Lo sciamanesimo e le tecniche dell’estasi (in particolare nel fenomeno dello smembramento, ricucitura e rinascita); Mago Merlino in un suo poco noto periodo panico, in cui vaga per i boschi nutrendosi di castagne (raccontato da Geoffrey di Monmouth, in La follia di Mago Merlino); l’enigmatica figura della mitologia islamica “Al- Khadîr”, omino verde a cavallo di un pesce con in mano una lanterna, una sorta di guida profetica per chi è perso nelle tenebre alla ricerca di sé (Ioan Petru Culianu, Il rotolo diafano).
E molto altro ancora… Perché Fondobosco «non è una storia, è un albero di storie» (così Mario Vargas Llosa, in La guerra della fine del mondo, definisce la vicenda storica dell’insurrezione millenarista di Canudos, Brasile).
E molto resta da esplorare in questo viaggio… alla deriva, senza freni, su sfondo d’apocalisse…

Per organizzare presentazioni o contattare l’autore: www.bailone.it

Recensione di Caterina Ramonda per Biblioragazzi.

Recensione di Ferruccio Giromini per Fumo di China.

Recensione di Anselmo Roveda per Andersen.


Mag 14 2014

Dante Alighieri, Canto XXXIIIbis

incredibile ritrovamento

Dante Alighieri, Inferno – canto XXXIII bis – l’incredibile manoscritto ritrovato in Valsusa, dicembre 2013, pag 64, euro 6,00.

Nel 1308 Dante Alighieri è esule, incammino verso la Francia. Nel suo peregrinare, approda in Valle di Susa. Tratto in arresto dagli armigeri che presidiano la valle, dopo qualche giorno di prigionia troverà ricovero presso i monaci della Sacra di San Michele. Quivi, nel riposo illuminato da una pozione di “spetialissime erbe”, il poeta si ritrova catapultato in una sorprendente visione premonitrice. Il Maestro Virgilio lo condurrà nell’abisso del peccato pi’u grave e imperdonabile in cui l’umanità si appresta a sprofondare: IL TRADIMENTO DELLA NATURA E DELLA SPECIE.
Un abisso di abbrutimento, avidità e supplizio, che si disvela a Dante nei travagli del territorio valsusino. Un abisso che è il nostro presente…
Il manoscritto qui pubblicato, ritrovato dopo secoli di oblio, contiene le terzine attraverso cui il sommo poeta ha voluto consegnarci questo viaggio. Un monito che un imperscrutabile destino ha voluto rivelarci soltanto oggi, proprio quando l’abominevole abisso pare averci inghiottito anima e corpo, ma nel contempo dalle sue viscere s’affacciano, flebili ma inesorabili, i bagliori d’una novella resistenza.

«…Si formerà dal Seghino a Chianocco
da Venaus, Bussoleno e Chiomonte
per tutta la Val Susa un solo blocco;
da fondovalle fino in cima al monte
sarà modello d’ogni altra vallata,
e d’ogni libertà presidio e fronte;
chi vorrà far colà terra bruciata
vedrà levar la testa, e quanto vale
l’orgoglio d’una gente ricattata…»


Mag 3 2014

Dolcino e Margherita

dolcino e margherita

Tavo Burat (Gustavo Buratti), Fra Dolcino e Margherita. Tra messianesimo egualitario e resistenza montanara, agosto 2013, pp. 128, euro 6,00.

 

Anche i morti non sono al sicuro dal nemico se egli vince.
E questo nemico non ha smesso di vincere.
Walter Benjamin

Il mondo in cui viviamo è costruito innanzitutto sulla sconfitta di tutti coloro che ci hanno provato prima di noi, sui massacri di contadini in rivolta per difendere la loro autonomia e l’uso collettivo delle risorse, sui roghi degli eretici e delle donne bruciate come streghe, sul genocidio dei popoli “selvaggi” colonizzati e sullo sterminio dei nemici interni: luddisti, vagabondi, comunardi, briganti, ribelli e banditi di ogni epoca. Il volto del nemico non è cambiato: oggi come allora, ancor più che l’oscurantismo religioso c’è da temere il preteso “progresso” del razionalismo economico. La storia, però, non è conclusa; la loro sconfitta può essere sempre rimessa in gioco, e fors’anche, un bel giorno, non essere più tale.
Nel settimo centenario del rogo di Dolcino e di Margherita, in Valle di Susa, organizzammo – insieme anche a Tavo Burat – tre giornate di incontri con questa prospettiva: riappropriarci della nostra storia, riprendere in mano le battaglie del passato, per mescolarle e farne cosa viva nelle lotte di oggi. Inutile dire quanto, in questo cammino, l’aiuto di Tavo ci sia stato (e lo sia tuttora) prezioso, addirittura imprescindibile.
Gran parte degli scritti di Tavo su Fra Dolcino sono sparsi in riviste, giornali, libri, molti dei quali di difficile reperimento o esauriti. Questa pubblicazione nasce dunque da un lavoro redazionale su alcuni di tali testi, riuniti e riordinati con l’obiettivo di proporre una storia sintetica e organica del movimento apostolico e del suo significato, sia storico che in rapporto alle resistenze di oggi.
Non vogliamo però “approfittare” di questa introduzione per parlar delle battaglie che ci vedono impegnati oggi, del nostro punto di vista sulla continuità che sentiamo con la resistenza apostolico-montanara. Preferiamo lasciar parlare Tavo, senza sovrapporgli parole e idee non sue.
Tavo ci ha lasciato nel dicembre del 2009.
Questo libro è innanzitutto un omaggio a lui, un gesto di riconoscenza nei suoi confronti, per i saperi e la curiosità che ci ha saputo trasmettere, per la coerenza e il coraggio che ci ha regalato senza cedimenti, fino alla fine, riuscendo a essere, in quest’epoca meschina, un vero e proprio maestro.
Arvëddse Tavo. Grazie.

***

«La lotta della società alpina, per salvare, con l’identità originale, anche la propria esistenza, è stata più che millenaria; e la Resistenza del 1943-45 ha avuto anche il significato dell’ultima battaglia di quella civiltà: l’estremo “tuchinaggio”. Basterebbe rileggere la Dichiarazione di Chivasso dei rappresentanti della Resistenza della Valle d’Aosta e delle valli valdesi, per rendersene conto. Per questo la lontana ribellione valsesiana che, per la presenza e la guida di Dolcino, è divenuta “ereticale” al punto di confondere i locali con i forestieri apostolici, è attuale; essa parla ancora alle nostre sensibilità di montanari “non rassegnati” ad accettare una montagna colonizzata, ridotta a squallida periferia per le seconde case di chi, nei grossi centri della pianura, detiene il potere economico; per questo, quella rabbia remota dà voce anche alla nostra…».

Tavo Burat, Attualità e fascino di una ribellione montanara e di un’eresia medievali, ora in Centro Studi Dolciniani (a cura di C. Mornese e G. Buratti), Fra Dolcino e gli Apostolici, tra eresia, rivolta e roghi, DeriveApprodi, Roma, 2000, p. 17.

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«Essere “neodolciniani” significa riaffermare in Dolcino tutto quanto in lui avevano riconosciuto gli operai e i democratici un secolo e mezzo fa. Ma pure vedere in lui e nel suo movimento ereticale il simbolo di una “civiltà alpina” che anche con la loro sconfitta di ribelli apostolici iniziò il degrado. Una civiltà alpina non rassegnata a estinguersi, decisa a resistere all’omologazione di un falso progresso che altro non è invece che la prosecuzione del colonialismo di cui è vittima la montagna da parte dei poteri economici metropolitani. Battersi per una resistenza antica e nuova per il diritto alla “diversità” mai dimenticando che Margherita è emblema del riscatto delle donne e degli uomini vivi e liberi, creature di una madre-terra da amare e difendere da chi intende profanarla e violentarla».

Intervista a Tavo realizzata da Aldo Fappani, 2009, in I Quaderni Dolciniani, n. 0, Biella, 2011.

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Sommario: Introduzione / Alle origini: dal cristianesimo primitivo a Gioacchino da Fiore / La nascita del movimento apostolico: Gherardino Segalello, “libertario di Dio” / La comparsa di Dolcino e la prima lettera ai fedeli / La comunità errante dei fratelli apostolici: dal Trentino al Piemonte / In Valsesia: l’incontro con i montanari e la guerriglia / L’ultima resistenza, l’assedio sul Monte Rubello, il supplizio / Il rogo della “prima strega”: Margherita da Trento / La “dottrina” del movimento apostolico-dolciniano / La Bibbia fonte d’anarchia: la «gran catena delle sollevazioni cristiane» / Il movimento operaio e la riscoperta del “Gesù socialista” / Civiltà montanara e autonomia bioregionale / Appendice.