Ott 4 2016

Giovedì 6 ottobre 2016: inaugurazione Clapìe!

Giovedì 6 ottobre inaugura la biblioteca dell’associazione culturale Clapìe, alle 16 e 30; aperitivo alle 18 e 30, e alle 20 e 30 ci sarà la presentazione di “700 anni di rivolte occitane“. Un momento importante per Tabor, visto che la biblioteca che inaugura è la “Libera biblioteca delle Alpi – Tabor“, che appunto aprirà nei locali dell’associazione Clapìe. Seguiranno su questo blog aggiornamenti e notizie… Tutti invitati! A giovedì.giovedì 6 - Clapìe


Set 6 2016

Aggiornamenti da Tabor

Finalmente è uscito il nuovo libro di Tabor “Settecento anni di rivolte occitane“, e QUA trovate tutte le informazioni. Si stanno organizzando varie presentazioni, tenete d’occhio il nostro blog per sapere luoghi e date.

Invece la vicenda giudiziaria relativa all’irruzione alla Turkish airlines ha coinvolto Daniele Pepino assieme a altri nove imputati, e trovate una sua intervista QUA, scaricabile in formato pdf; ci stiamo anche organizzando per farne una versione cartacea disponibile a più presto. Per chi non sapesse di questa faccenda giudiziaria e volesse informarsi, consiglio di LEGGERE QUA (informa-azione.info), e anche qua, la pagina Facebook del centro di documentazione Porfido di Torino.


Set 2 2016

Settecento anni di rivolte occitane

cover.DeSède

Gérard De Sède, Settecento anni di rivolte occitane,

Tabor edizioni Valle di Susa, luglio 2016, 352 pagine, 12 euro, isbn 978-88 941842-0-4

L’Occitania è innanzitutto l’area di diffusione della lingua d’oc, parlata a sud della Loira, dalle Alpi ai Pirenei e dall’Atlantico al Mediterraneo. Ma è anche il luogo di una originale civiltà che al suo apogeo, nel XII e XIII secolo, fu aggredita e sconfitta in una guerra di conquista passata alla storia come la crociata contro i catari.

Da allora, per settecento anni, gli occitani non hanno mai smesso di ribellarsi e di difendere la loro libertà e identità contro il centralismo dello Stato francese. Le rivolte dei tuchini e dei croquants, le guerre dei camisards e delle demoiselles, le Comuni di Marsiglia e Narbonne, la sollevazione dei vignaioli del 1907, l’insurrezione del Larzac… sono solo alcuni degli episodi di questa lotta misconosciuta o deliberatamente cancellata che l’autore ripercorre in questo libro.

Una incursione appassionata nella storia dell’Occitania, la storia di una resistenza che non è affatto conclusa…

SOMMARIO

Introduzione

Prefazione, del Collettivo «Mauvaise troupe occitana»

1. Che cos’è questa Occitania?

2. Bernard Délicieux, la sfida all’Inquisizione

3. «Rei de Fransa, rei de figas, rei de merda». Dai tuchini ai croquants

4. L’Ormée: una Repubblica a Bordeaux sotto Luigi XIV

5. I camisards, guerriglieri e profeti

6. Lotta sociale e psicodramma: la strana guerra delle demoiselles (1829-1872)

7. 1851: la Provenza imbraccia le armi contro il colpo di Stato bonapartista

8. 1870: la Comune nasce in Occitania

9. 1907: i grappoli della collera

10. L’Occitania nel Novecento

Recensione di Sandro Moiso, apparsa su Carmilla Online.

Recensione di Alessandro Barile, apparsa su Il Manifesto.

Recensione di H. Agît Dora, apparsa su Le Monde Diplomatique.


Giu 8 2016

Una montagna di libri nella valle che resiste 10 – 11 – 12 giugno 2016

Sono più di vent’anni che in questa terra è in corso una lotta dalle molteplici componenti e aspirazioni, una lotta radicata nel territorio delle Alpi, nella sua storia e natura; una lotta contro le nocività, le devastazioni ambientali, il modello economico e politico che ne è responsabile; una lotta di resistenza anche contro la criminalizzazione e repressione del movimento NoTav.

Cerchiamo di esplorare sentieri nuovi, ma al tempo stesso antichi, verso un modo di vivere altro, verso un’autogestione del territorio e una rigenerazione del tessuto comunitario, anche attraverso incontri come questo, finalizzato a stimolare il confronto, la riflessione, la conoscenza reciproca, tramite la messa in comune dei saperi nelle loro diverse forme espressive e narrative.

Un viaggio, quest’anno, incentrato sulle resistenze oltre i confini, per abbattere le frontiere tra le “discipline”, che frammentano un sapere di cui è urgente riappropriarci in modo organico, ma anche e soprattutto le frontiere tra gli Stati nazione, che dividono e rinchiudono i popoli, la loro libertà di circolare e di incontrarsi. E per oltrepassare anche le barriere tra le epoche, per riannodare il filo rosso che lega chi si è battuto prima di noi alle resistenze di oggi, affinché la consapevolezza delle nostre radici dia più forza ai progetti e alle battaglie presenti e future.

Questo è «Una montagna di libri»: tre giornate di incontri, dibattiti, banchetti, editoria indipendente, scambi di libri, teatro, concerti, mangiate, bevute, passeggiate… nei luoghi della resistenza NoTav.

VENERDÌ 10 giugno – Bussoleno (piazzetta del Mulino)

ORE 18:00 – Apertura con presentazione e aperitivo

Paolo Cognetti, Il ragazzo selvatico. Quaderno di montagna, Terre di mezzo, 2013

 

ORE 21:00 – PRESENTAZIONE E CONCERTO ACUSTICO

LOU DALFIN presentano: Lou Dalfin. Vita e miracoli dei contrabbandieri di musica occitana, di Sergio Berardo e Paolo Ferrari (Fusta editore, 2015)

 

SABATO 11 giugno – Bussoleno (piazzetta del Mulino)

PER TUTTA LA GIORNATA: BANCHETTI DI LIBRI, E NON SOLO, PER IL CENTRO STORICO DI BUSSOLENO

La lotta No-Tav, dal cui grembo nasce “Una montagna di libri”, non è che un momento del millenario conflitto, che vede contrapposti gli abitanti delle “terre alte”, e non solo, ai vari poteri avvicendatisi nei secoli per controllare e sfruttare popoli e territori. La narrazione di tale conflittualità (in tutte le sue forme, dalla parola scritta a quella recitata, dalla musica, al disegno, al teatro…) non è un mero strumento per registrare l’accaduto, ma è essa stessa parte viva e pulsante di quella storia, momento di rielaborazione, coscienza e autocoscienza. La forza dell’immaginario, la sua capacità di rompere recinti e frontiere (tra gli Stati, tra le lingue, tra i generi, tra le epoche…), la sua facoltà di descrivere e al tempo stesso di incidere sul reale, passato presente e futuro…, è questo il tema degli incontri in programma (mattina “saggistica”, pomeriggio “narrativa”), in cui i vari autori, partendo dalle loro più recenti pubblicazioni, si confronteranno in un dibattito aperto, a cui siete tutti invitati a partecipare.

ORE 9:30 – «NARRARE I CONFLITTI, TRAVOLGERE I CONFINI» (saggistica):

Collettivo «Mauvaise Troupe» – Contrées. Histoires croisées de la ZAD de Notre-Dame-des-Landes et de la lutte No-TAV dans le Val Susa (Editions de l’éclat 2016)

Roberto Schellino – Mille contadini. Una storia corale delle campagne. Dalle lotte di ieri alle prospettive di oggi (Ellin Selae 2015)

Enrico Camanni – Alpi ribelli (Laterza 2016)

“Nunatak”. Rivista di storie, culture, lotte della montagna

coordina Daniele Pepino (edizioni Tabor – Gérard de Sède, Sette secoli di rivolte occitane, 2016)

 

ORE 15:00 – «NARRARE GLI INCENDI, BRUCIARE I RECINTI» (narrativa):

Valerio Evangelisti – collegamento audio/video

«Carmilla» – Letteratura, immaginario e cultura di opposizione

Marco Rovelli – La guerriera dagli occhi verdi. Vita e morte di Avesta Harun, la curda che sfidò il califfato (Giunti 2016)

Roberto Gastaldo – Rossa come una ciliegia. Parigi si ripopola, Parigi si ribella (Habanero 2016)

Riccardo Humbert – La foto ingiallita. Storia di un partigiano valsusino (Graffio 2016)

Tullio Bugari – L’erba degli zoccoli. L’altra resistenza: racconti di una lotta contadina (Vydia 2016)

coordina Riccardo Borgogno (scrittore e redattore di Radio Blackout, trasmissione letteraria “La Perla di Labuan”)

 

ORE 18:00 – APERITIVO E PRESENTAZIONE – in collaborazione con «Critical wine»:

Premiazione di «C’è lavoro e lavoro», concorso fotografico a cura di “Critical Wine” 2016

Corrado DottoriNon è il vino dell’enologo. Lessico di un vignaiolo che dissente (DeriveApprodi 2012)

 

ORE 21:30 – CONCERTO DEI “LOS FRALIBOS” (da Marsiglia)

(gruppo musicale degli operai della fabbrica autogestita Fralib, ex Lipton, Marsiglia)

A seguire: musica con Dj Compost, folk beat agricolo e musica da ballo…

 

DOMENICA 12 giugno

ORE 10:00 – PASSEGGIATA E INTERVENTI TEATRALI IN CLAREA (Ritrovo al presidio No Tav di Venaus)

Spettacolo: «3 luglio 2011. Ricordi di una giornata di lotta», di Paola Francesca Iozzi, 2016

Letture sparse a cura dell’associazione “Artemuda”

 

ORE 16:00 – INCONTRO e DIBATTITO (Presidio NoTav Venaus) 

Esperienze di autogestione: Incontro con operai francesi (della fabbrica Fralib, ex Lipton, Marsiglia), argentini (della fabbrica Zanon), italiani (della fabbrica Rimaflow, Trezzano sul Naviglio) su lotta e autogestione in fabbrica.

 

La fiera dell’editoria indipendente, con gli stand delle case editrici e vari banchetti di libri e non solo, si svolgerà per tutta la giornata di sabato, dalle 9:30 fino a sera, nelle strade del centro storico di Bussoleno (con spazi al coperto in caso di pioggia).

Anche quest’anno sarà presente una postazione di libero baratto per lo scambio di libri usati (siete tutti invitati a portare libri da scambiare).

Sarà inoltre presente il banchetto della «Cassa anti-repressione delle Alpi occidentali», per la promozione della campagna: «Pagine contro la tortura»(https://paginecontrolatortura.noblogs.org).

 

Per contatti, informazioni aggiornamenti:

montagnadilibrinotav.blogspot.it

tabor@autistici.org – librerialacittadelsole@yahoo.it

facebook: libri contro il tav

Organizzano:

Libreria “La città del sole”, Edizioni Tabor, Osteria “La Credenza”, “Carmilla”, Associazione “Artemuda”, 19coop.

Una montagna di libri contro il TAV


Ott 23 2015

Le Alpi, la crisi, la rivincita del locale

copertina_materiali_alpi«Le Alpi, la crisi, la rivincita del locale». Interventi e scritti di: Enrico Camanni, Adriano Cirulli, Marco Aime, Stefano Boni, redazione della rivista “Nunatak”, Daniele Pepino, settembre 2015, pp. 32 (f.to 14,5×21 cm.), euro 3.00.

L’attuale crisi della “civiltà occidentale” mostra tutta la fragilità e inadeguatezza del sistema tecno-burocratico di fronte ai disastri, alle ingiustizie, ai conflitti da esso stesso generati. Ovunque, sempre più pervasiva, si impone una artificializzazione dei territori, che da luoghi del rapporto organico uomo-natura sono ridotti ad asettici siti per la forsennata riproduzione di profitto e di lavoratori/consumatori sradicati e omologati.
Come ogni civiltà, anche la nostra è destinata all’estinzione (e sono ormai i suoi stessi funzionari ad annunciarne l’imminenza con angoscia), ma ciò che verrà dopo dipende dalle dinamiche in atto sui territori nel corso del suo declino. Cioè oggi.
Ci troviamo su un confine, in bilico tra le opportunità di rinascita offerte dalla disgregazione degli apparati di dominio e l’ulteriore rovina nel baratro della catastrofe ecologica e sociale; perciò è urgente un ripensamento radicale delle forme organizzative, decisionali, economiche e delle teorie che le esprimono.
Territorio, identità, autonomia, sovranità sono questioni aperte che, nella crisi degli Stati nazione e della globalizzazione capitalista, emergono in tutta la loro importanza e problematicità, con cui volenti o nolenti dobbiamo fare i conti.
Ne parleremo insieme, in un confronto aperto con studiosi che hanno affrontato tali questioni (con approcci e prospettive diverse), a partire dal territorio in cui siamo (le Alpi, con la loro storia e le loro specificità), verso una prospettiva più ampia di rivincita del locale, delle bioregioni e delle comunità umane coi loro bagagli di solidarietà, condivisione, resistenza, autonomia…

In questa pubblicazione sono trascritti alcuni degli interventi dei partecipanti alla tavola rotonda («Le Alpi, la crisi, la rivincita del locale», Bussoleno, 7 giugno 2014 – in «Una montagna di libri contro il Tav»), affiancati da estratti selezionati da alcuni saggi degli stessi autori. Non sono, dunque, gli atti completi del convegno, ma semplicemente una raccolta di materiali utili, a nostro avviso, a sviluppare un dibattito che si fa ogni giorno più urgente: quello sull’autogoverno comunitario dei territori in cui viviamo.


Mag 3 2014

Escartoun

 

copertina EscartounWalter Ferrari e Daniele Pepino, “Escartoun”, la federazione delle libertà. Itinerari di autonomia, eresia e resistenza nelle Alpi occidentali, marzo 2013, pp. 128, euro 6,00.

Nel 1713 il Trattato di Utrecht pone fine alla vicenda storica della Confederazione degli Escartons. Formalmente nata nel 1343 con la Grande Charte des Libertès Briançonnaises, essa è in realtà il culmine di un’organizzazione secolare di comunità federate tra loro, eredi di una millenaria resistenza che oppone i montanari delle Alpi ai poteri che si sono susseguiti nei tentativi di “pacificare” e “normalizzare” un territorio ribelle, sempre in lotta a difesa della propria autonomia. Un cammino incompiuto, come dimostra la resistenza che in Valsusa continua; una resistenza che oggi, confrontandosi con i propri precedenti passi, non può che acquistare ulteriore consapevolezza e forza per le battaglie presenti e per quelle a venire.

Sommario: I. In Val di Susa, sulle tracce di un’insubordinazione millenaria (di Daniele Pepino) / 1. «Questo singhiozzo ardente che passa di secolo in secolo…» / 2. Celebrare una barriera? / 3. Un’atavica consuetudine alla libertà / 4. “Anarchia feudale”? / 5. Le correnti pauperistiche e il conflitto tra autonomia e servitù / 6. La Federazione degli Escartoun / II. «Lous Escartoun». Autogoverno, eterodossia, indipendenza montanara (di Walter Ferrari): 1. Premessa: tre secoli di occupazione / 2. Prologo nei Pirenei / 3. Dai monti dell’Atlante all’Occitania / 4. Catari, Valdesi… ma soprattutto diversi: realtà montanara e identità religiosa / 5. I princìpi della Grande Charte / 6. Quando finisce la libertà / 7. Quando finisce lo Stato: origini dell’indipendentismo e prospettive per il XXI secolo / III. La République des Escartons in Alta Val Chisone. Culmine di una millenaria civiltà alpina: 1. La prima confederazione / 2. Le comunità / 3. Gli Escartons / 4. Guerre di religione e coscienza di popolo / 5. Le infiltrazioni cattoliche e la fine degli Escartons.

 

Dall’introduzione:

«…È un grido ripetuto da mille sentinelle,
un ordine ritrasmesso da mille portavoci,
un faro acceso su mille fortezze,
un suono di cacciatori perduti in grandi boschi!
Perché, veramente, o Signore,
è la migliore testimonianza che noi si possa dare della nostra dignità
questo singhiozzo ardente che passa di secolo in secolo,
per morire ai piedi della tua eternità».
(Charles Baudelaire, “I Fari”)

«Questo singhiozzo ardente che passa di secolo in secolo…»

 È uno “sguardo di ricognizione” quello che abbiamo rivolto, nelle pagine che seguono, alla storia delle nostre valli. Ma non uno sguardo asettico e imparziale, come si spaccia spesso di essere quello della presunta neutralità scientifica.

È uno sguardo che muove da una prospettiva limpida ed esplicita, che ha le sue chiavi interpretative – come dichiarato fin dal titolo – nei concetti di autonomia, eresiaresistenza.

Se su tali aspetti si è dunque concentrato il nostro sguardo, ciò non equivale affatto – riteniamo – a una ricostruzione “distorta” o “arbitraria” della storia.

Perché le libertà dei montanari (l’autonomia materiale) e la loro assunzione e difesa sia sul piano simbolico-culturale (l’eresia, il dissenso), che su quello pratico (la resistenza, la rivolta), costituiscono l’ossatura della storia delle terre alte e delle loro genti indomite, qualcosa che nemmeno secoli di storia scritta dai vincitori hanno potuto cancellare.

Non entreremo, volutamente, nel merito del dibattito storiografico su quanto di “mitico” ci sia nelle ricostruzioni che son state fatte dell’esperienza degli Escartoun. Che una qualche “mitizzazione” ci sia stata è evidente fin dal nome con cui spesso viene ricordata la loro organizzazione comunitaria: “Repubblica”. Tale definizione è naturalmente una sovrapposizione terminologica successiva: gli Escartoun non si definirono mai così, né mai l’avrebbero potuto fare. Noi, però, non siamo archeologi e neppure storici specialisti in grado di rivelare chissà quali scoperte o novità storiografiche. Non è neppure nostro interesse farlo.

Quello che ci interessa, come obiettivo di questa pubblicazione, è contribuire a sollecitare una riflessione sulle questioni che la vicenda storica degli Escartoun chiama in causa: la questione dell’autonomia montanara, in particolare, e dell’autogoverno comunitario delle bioregioni, più in generale.

Tale prospettiva esula, crediamo, dai dettagli di ciò che l’esperienza “escartonese” riuscì effettivamente a realizzare, così come dal fatto che essa possa definirsi un percorso “autogestionario”, come affermano alcuni storici, o semplicemente un accordo sul pagamento delle imposte concesso dal sovrano, come al contrario sostengono altri.

Non che sia privo di interesse, chiaramente, questo dibattito, soprattutto per noi che in queste terre continuiamo a vivere e a cercare di strappare spazi di libertà e autonomia. Ma se anche, paradossalmente, la Federazione degli Escartoun fosse nient’altro che un mito (cosa che comunque non crediamo), non rappresenterebbe comunque, in quanto tale, qualcosa da approfondire e su cui riflettere? Perché mai sarebbe nato il mito di una “repubblica alpina” in grado di autogovernarsi, di vivere in armonia con il proprio territorio e le sue risorse, di allontanare ingiustizie e ineguaglianze? Di quali aspirazioni, di quali “forze sociali”, sarebbe espressione tale utopia?

Senza voler fare analogie improponibili, un parallelo però balza alla mente con vicende a noi coeve: la “Repubblica della Maddalena”, o quella “di Venaus”, nell’ambito della lotta contro il Tav in Valsusa. Quale legittimità storiografica o etimologica hanno tali definizioni? Nessuna, evidentemente. Ma non sta proprio, forse, in tale paradossalità, nella loro natura di “mito collettivo”, il loro senso e il loro interesse? E non sono forse, in un certo senso, tanto più interessanti quanto più lontane dalla realtà (proprio in quanto segnali dell’aspirazione a trasformarla)?

 Una riflessione, dunque, quella che qui proponiamo, che non si esaurisce affatto su un piano meramente “culturale”, ma che avanza una proposta decisamente “pratica”. Togliere terreno allo Stato e ai potentati economici che stanno – ormai innegabilmente – portando alla rovina i territori, le comunità, le nostre vite. Questa è la consegna. Perché quando il capitalismo arriva ad attaccare e compromettere le stesse basi della sopravvivenza, da queste bisogna ripartire, e queste si trovano sui territori in cui viviamo e che dobbiamo riconquistare. Non per creare impossibili isole felici in un mondo marcio, ma per costituire roccaforti di resistenza e di alternativa, per liberare le retrovie indispensabili all’attacco. Territori che sfuggano al soffocante controllo degli Stati, coni d’ombra nelle loro carte, in cui praticare autonomia e sperimentare libertà.

È in tale prospettiva che la vicenda degli Escartoun può essere, crediamo, un buono stimolo di ricerca; non tanto per arrivare a capire come è andata, quanto per riconoscersi, oggi, in cammino su un sentiero incompiuto, lo stesso che gli abitanti delle terre “brianzonesi” hanno senz’altro battuto prima di noi. Quello della loro resistenza millenaria; quell’ostinato sentiero che travalica le frontiere, che federa le libertà. Questo singhiozzo ardente che passa di secolo in secolo…

Confrontarci con le sue tracce, o con quel che ne rimane, può quindi aiutarci ad affrontare il nostro viaggio, oggi, con maggiore consapevolezza e forza.

Recensione di Pippo Gurrieri, da Sicilia Libertaria.